Ricevo e con piacere pubblico.

Messa in scena a New York, dopo 100 anni, la Dona Flor di van Westerhout

A dirigerla il Maestro Vito Clemente che ne ha curato anche il recupero della partitura
 
Un importante evento artistico e mondano si è tenuto la scorsa settimana negli USA. Dopo un secolo, è stata riproposta in scena l'opera del musicista di Mola di Bari Niccolò Van Westerhout, la Dona Flor. A dirigerla il maestro bitontino Vito Clemente, direttore oramai di levatura internazionale.
Tra gli organizzatori dell'evento anche Beppe Granieri, da anni protagonista negli USA con i suoi concerti realizzati in collaborazione con la rivista IDEA Magazine di New York, di cui è direttore artistico per l'Italia e che, in questa occasione, ha operato come "inviato" per BitontoTV scrivendo per noi il reseconto della manifestazione.   

Se non fosse stato per l'impegno di un pugliese in America, la musica del compositore Niccolò van Westerhout sarebbe ancora sconosciuta, morta con lui a Napoli in miseria il 21 agosto 1898, complice l'indifferenza dei suoi concittadini di Mola di Bari.
Nonostante il comune di Mola avesse commissionato l'opera "Doña Flor" al suo illustre cittadino, mettendola in scena il 18 aprile 1896, quando Niccolò van Westerhout morì due anni più tardi a Napoli, i molesi lasciarono scivolare nel dimenticatoio un pezzo di storia musicale, fiore all'occhiello della Puglia.
Ma adesso il compositore è tornato a rivivere grazie all'interessamento di un suo concittadino, Leonardo Campanile, e di un milanese pugliese d'adozione, Tiziano Dossena, che hanno portato in scena l'opera a New York con ben 4 recite tenutesi dal 22 al 25 aprile scorso, accompagnando l'iniziativa con la pubblicazione del libro "Doña Flor" in italiano con a fronte la traduzione inglese.

In questo libro, nato per introdurre van Westerhout ai conservatori ed alle università americane, si è cercato di includere tutte le informazioni necessarie per comprendere appieno l'opera: le biografie del compositore e del librettista, la storia dell'opera e del teatro van Westerhout, nonché dati ed aneddoti interessanti sul libretto e sul compositore. Dossena ha inoltre ottenuto i contatti con la Taconic Opera.

La magnifica opera "Doña Flor" è stata scritta per essere interpretata nel teatro di Mola di Bari, già intitolato al compositore Niccolò van Westerhout, ed è stata pensata tenendo conto delle sue dimensioni insufficienti ad accogliere orchestre con un grande organico e, tanto meno, a permettere molteplici cambi scenografici. La scena è unica: l'interno di un palazzo signorile con un balcone che si affaccia sul Canal Grande a Venezia. I cantanti vestono un solo costume e presenziano la scena durante tutta l'opera. Cantanti e orchestrali sono ridotti allo stretto necessario: tre protagonisti ed un coro di gondolieri fuori campo.
Prima della messa in scena di questa "perla" di van Westerhout, ha parlato Leonardo Campanile, Presidente del Circolo Culturale di Mola, associazione culturale con sede a New York, principale promotore della serata. Nel suo entusiasmante discorso, Campanile ha spiegato brevemente le evoluzioni che hanno permesso di portare quest'opera a New York, dalla traslazione dei resti del compositore da Napoli a Mola di Bari fino alla riuscita performance della Taconic Opera, tenutasi ad aprile presso il teatro "Yorktown Stage" in Yorktown, Westchester - New York.
"Far conoscere la musica di van Westerhout al mondo intero è il nostro traguardo e sicuramente aver ritrovato le sue ossa ci dette l'impulso a continuare cocciutamente nel nostro progetto. L'Italia è famosa nel mondo anche per la lirica. Le opere scritte e musicate dai nostri grandi compositori ancor oggi sono richiestissime nei teatri delle più grandi città del mondo. A giusta ragione, Niccolò van Westerhout merita sicuramente un posto fra questi" - ha asserito Campanile.
Nell'occasione quest'ultimo ha ringraziato il Maestro Vito Clemente, appositamente arrivato dall'Italia per dirigere l'orchestra e trasmettere ai cantanti la sua profonda conoscenza dell'opera. "Senza di lui - ha affermato il presidente - quest'opera non sarebbe rinata, ed è proprio grazie al suo interessamento ed alla sua dedizione che Doña Flor è ritornata alla ribalta. La sua collaborazione è stata fondamentale non solo alla ricomposizione di quest'opera, ma ha anche immesso un impulso intellettuale e intellettivo che ha sostenuto ancor più lo sforzo del Circolo mirato a portare quest'opera oltreoceano. "
Campanile ha poi ringraziato il suo "più stretto" collaboratore, Tiziano Thomas Dossena, coautore del libro "Doña Flor, An Opera by Niccolò van Westerhout".
E' seguito l'intervento della dottoressa Silvana Mangione, Vice Segretario Generale per i Paesi Anglofoni Extraeuropei del CGIE e componente del direttivo della casa Editrice Idea Publications, che ha pubblicato il suddetto volume, peraltro giá presentato ufficialmente presso il Consolato Italiano in New York, nella serata di Giovedí 22 Aprile. Questo libro è anche arricchito da una prefazione dal Maestro Vito Clemente e contiene anche il testo originale del libretto, la biografia del librettista Arturo Colautti (1851-1914) e l'albero genealogico della famiglia Van Westerhout, dalla loro prima migrazione in Puglia sino alla nascita del compositore. L'affascinante storia della nascita di questa opera del 1895 è completata da un saggio sulle caratteristiche musicali di questo dramma lirico, un commento sul libretto, un saggio sulla città del compositore, Mola di Bari e il teatro a lui dedicato, oltre a 24 illustrazioni in bianco e nero. Le note degli autori, inoltre, permettono al lettore di apprendere gli eventi che hanno portato alla scoperta della tomba di van Westerhout e il ritorno definitivo dei suoi resti nella sua amata città natale.
La dottoressa Mangione ha discusso dell'importanza che questo evento assume non solo per le comunità pugliesi e campane negli USA, ma anche per la comunità italiana negli USA e per l'Italia.
"Il mondo che conosciamo si è sviluppato perché gli uomini non si sono mai chiusi dentro i confini di uno spazio territoriale limitato, neppure quando gli spostamenti da un luogo all'altro erano lunghi, difficili e pericolosi, neppure quando l'unico modo per comunicare era affidarsi alla scrittura manuale ed ai messaggeri. A maggiore ragione non si devono erigere muri di divisione ora, quando tutti noi, tutti insieme, in qualunque luogo, legati all'Italia in qualunque modo e per qualunque ragione, costituiamo il popolo italiano, siamo parte viva e vitale di un concetto di cittadinanza allargata, che rappresenta l'unico possibile futuro della nostra lingua, della nostra cultura e del nostro Paese."- ha dichiarato la Mangione.
Dopo il suo interessante e toccante discorso, quest'ultima ha presentato il Console Generale d'Italia a New York, Francesco Maria Talò.
Nel suo discorso introduttivo, il Console ha lodato la perseveranza dei soci del Circolo Culturale, che non hanno mollato neanche davanti ai più grandi ostacoli e che sono riusciti alfine a completare questo loro immane progetto. "Stasera si tratta di rendere omaggio a un emigrante, un artista la cui famiglia aveva lasciato la terra d'origine per andare a vivere in un paese molto diverso - ha affermato il console - e che poi aveva lasciato il piccolo centro dove era nato in questo nuovo paese per andare a studiare e lavorare in una grande città. Tutto ciò può sembrare comune a tanti italiani d'America, ma adesso parliamo di una famiglia che dal Nord (i Paesi Bassi) va a vivere nel Sud dell'Europa (la Puglia) e di un giovane che approda in una grande capitale della cultura, Napoli, e lascia un piccolo centro, Mola di Bari. Insomma una vicenda che apre la mente su certi movimenti di uomini e pensiero che sono universali e che con i suoi aspetti un pò paradossali sgombra il campo dai soliti nefasti stereotipi.
A questo punto possiamo aggiungere l'ultima tappa del percorso, quella che si sta per compiere, con l'opera Doña Flor rappresentata per la prima volta a Mola di Bari e dopo oltre un secolo qui a New York. Un bel balzo davvero, ma ancora una volta un'evoluzione forse tipicamente newyorkese. Questa grande città concede sempre un'opportunità ai talenti e adesso è il turno di van Westerhout, l'olandese di Puglia, che non ebbe molta fortuna nella sua vita di artista, pur avendo un talento riconosciuto ed essendosi diplomato in uno dei conservatori più prestigiosi d'Europa, quello di San Pietro a Majella di Napoli. Spero che adesso, grazie a questa opportuna iniziativa cui ha dato un fondamentale contributo la casa editrice Idea Publications con il suo libro Doña Flor, anche van Westerhout abbia un posto nel grande scenario culturale che unisce l'Italia, e in questo caso in particolare le sue regioni meridionali, l'Europa e l'America."

 

Le quattro recite

Sold out per tutte le rappresentazioni.
Il soprano Mary Petro (Doña Flor) è riuscita a rendere in pieno le varie sfaccettature del personaggio, dall'abbandono elegiaco della Salve Regina alla irruenza del Duetto d'amore. Vocalità ineccepibile, fraseggio elegante, capacità attoriali coinvolgenti ne fanno una interprete ideale. Ottimo è apparso Constantinos Yiannoudes (Olivares), baritono dalla vocalità "importante" che ha interpretato il difficile ruolo del marito geloso e perfido. Tutto sommato convincenti i tenori John Rodger ed Hansu Kim, alternatisi nel ruolo dell'amante Alvise.
Regia tradizionale quella di Dan Montez, che ha privilegiato tinte "veriste" a scapito di una maggiore caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Scene e costumi essenziali ed adeguati.
Assoluta protagonista è stata invece l'orchestra. Sin dal Preludio è apparso evidente il feeling instauratosi con il suo direttore, Vito Clemente. Rifuggendo dal facile effettismo Clemente ha puntato innanzittutto sulla chiarezza dell'unità formale, quasi geometrica. Scelte di tempi che hanno esaltato il procedere dell'azione teatrale, attenzione maniacale al balance tra palcoscenico e buca, gusto dei contrasti dinamici sono apparse le carte vincenti di un direttore erede della più alta "tradizione" italiana.
Doña Flor ha letteralmente conquistato il pubblico che, alla chiusura del sipario, è esploso in un applauso che è durato per vari minuti ed ha tributato una standing ovation a tutti i protagonisti.
L'opera, inoltre, é stata interamente filmata dalle telecamere di RAI INTERNAZIONALE.

 

Obiettivi e progetti futuri

Obiettivo principale del "progetto USA Premiere Doña Flor" é quello di creare e rafforzare una "cultura di ritorno", che parte dall'Italia per arrivare negli Stati Uniti, e ritornare in Italia dopo aver girato il mondo ed aver fatto conoscere a tutti (italiani all'estero e non solo) la nostra cultura, i nostri autori ed i nostri capolavori artistici.
Obiettivo fondamentale é soprattutto quello di avvicinare i giovani all'arte e alla cultura e, proprio in questa direzione, il Circolo Culturale di Mola ha deciso di presentare gratuitamente e in prima assoluta, l'opera Doña Flor ad oltre 500 studenti di scuola superiore, nella mattinata del 22 Aprile, ottenendo uno strepitoso successo presso il giovane pubblico con grande stupore di professori accompagnatori.
Questo è stato determinante nella decisione che il progetto pilota avrà sicuramente un seguito.
Infatti si pensa già ad una touneé nelle principali "Opera House" e prestigiosi conservatori degli States e nel sud e centro Italia nei prossimi due anni, con la rappresentazione dell'opera Doña Flor, insieme a bellissime sinfonie di Niccolò van Westerhout, sfortunatamente ancora poco conosciute ai cultori dell'opera e della melodia classica italiana.
Tutte le informazioni sulle note artistiche di van Westerhout, del maestro Vito Clemente e lo sviluppo del "progetto USA Premiere Doña Flor" sono presenti sul sito web ufficiale: www.donaflor.info

 

In conclusione non si può non aggiungere che l'evento "Dona Flor" sia stata una occasione perduta per la città di Bitonto e le sue istituzioni. L'importante settimana newyorkese, infatti, è stata l'occasione di un vero e proprio scambio culturale ed economico tra la Puglia e gli USA. I bitontini coinvolti nella organizzazione avevano anche cercato di inserire delle giornate traettiane nel progetto e quindi proporre dei momenti promozionali per la  città di origine. Tuttavia sono cadute nel vuoto tutte le proposte presentate in un disinteresse che, forse, è una delle cause della pericolosa china che Bitonto sembra inesorabilmente aver preso.



Beppe Granieri per BitontoTv
 

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